La crisi di Mastella

Berlusconi ha messo la minigonna, ha mostrato la giarrettiera e Mastella fa l’occhio da pesce lesso.

È il destino dell’Italia purtroppo. Chi col centro va in centro viene preso… in pieno.

Ed è proprio quello che è capitato a Prodi.

A nulla è servita l’esperienza di Buttiglione, ondeggiante poltronofilo passato da sinistra a destra, da destra a sinistra, da sinistra a destra fino a perderne il conto.

Intanto la destra è più unita che mai. Dopo gli insulti scambiatisi fino a qualche giorno fa, Fini va di nuovo a braccetto di Berlusconi in giarrettiera. Casini alza le mani al cielo ringraziando il signore per la mastellata e già comincia a pensare a che poltrona elemosinare a Berlusconi.

Mastella, da parte sua, consapevole del fatto che lui e la giustizia sono come i calzini corti e bianchi sotto un vestito nero, visto l’esito del processo a Cuffaro, sa benissimo a quale manifesto appiccicare il suo bel faccione per le prossime elezioni.

In Italia, ogni inquisito, diventa automaticamente perseguitato e gli inquisitori diventano di riflesso inquisiti.

E noi elettori cosa possiamo fare? Goderci lo spettacolo di questo teatrino squallido e pietoso. Andare mediamente una volta ogni tre anni a mettere una X su di una scheda elettorale e sperare che quella X duri per 5 anni.

Ma ogni tanto, troppo spesso, c’è un centrista che ondeggia di qua e di la, fiero di essere l’ago di una bilancia che pesa la stabilità economica di ogni famiglia italiana.

Stavolta è toccato a Mastella. E ne va fiero. Sua moglie è inquisita e lui se la prende con la magistratura e manda in minoranza il governo. E ne va fiero. Ne fa un vanto. Si vanta di far cadere il governo così il terremoto mediatico che ne scaturirà, offuscherà completamente la vicenda giudiziaria che lo riguarda.

Va fiero di essere l’autore della crisi di governo, come se la crisi di governo riguardasse solo il governo e i suoi membri. Tanto anche in crisi, lui rimarrà sempre uno stipendiato doc degli italiani.

Di clemente stavolta c’è rimasto davvero poco, e poco clemente dovrebbe essere anche il consenso degli Italiani.

Già è partita la campagna pubblicitaria, attraverso la quale, si sta convincendo l’opinione pubblica che la speranza è che si torni a votare, e a votare con una orribile legge elettorale, regalo del precedente governo, regalo di Berlusconi.

Regalo a Berlusconi le elezioni anticipate. Prima che il governo Prodi abbia modo di mettere mani alla scandalosa legge sul conflitto d’interesse.

Questo è il prezzo da pagare per le alleanze con i centristi convinti. Con quelli fieri di essere la causa di crisi di governo. Con gli incapaci di governare.

Per il “Financial times” siamo il paese peggio governato d’Europa, gli si può dare torto? Non penso proprio.

Il “Financial times” però, non si rende conto di una cruda realtà: gli Italiani sono il popolo peggio governato d’Europa!

Le vittime di Mauro Moretti

Ancora un ritardo, l’ennesimo. Ma la lettera “n” non rende bene l’idea ormai del numero dei ritardi che siamo costretti a subire.

A procurarci questo disagio? La domanda è retorica, la risposta è scontata: Trenitalia.

La beffa più dolorosa però, è che il riferimento a Trenitalia è generico in quanto, chi ci procura il disagio è proprio il suo fiore all’occhiello: l’Alta Velocità.

Ormai le nostre segnalazioni hanno superato di gran lunga la dimensione matematica che la lettera “n” ci suggerisce e sono diventate noiose e ripetitive e forse proprio in questa classificazione sta la spiegazione della risonanza che si da a questo fenomeno. Si, forse si pensa che le segnalazioni di inefficienza sono eccessive per un servizio così innovativo, sicuro e tecnologicamente più avanzato al mondo e grazie al quale, l’AD di Trenitalia, Mauro Moretti, ha recentemente ricevuto un premio “Le ragioni della politica”.

Eppure anche stasera, Trenitalia si è indebitamente appropriata di 30 minuti appartenenti alla vita di mio figlio che avrebbe dovuto trascorrerli con il suo papà. Questo non è avvenuto. Altri 30 minuti rubati all’infanzia di mio figlio.

Intanto, mentre sarei dovuto stare a comporre il puzzle del leone della foresta, ed insegnare a mio figlio a comporlo, ero fermo tra le campagne della ciociaria, ad ascoltare il seguente messaggio del capo treno: “Siamo in attesa di informazioni dalla centrale operativa circa la causa della sosta”. Informazioni che dopo 15 minuti sono puntualmente arrivate. Infatti il capo treno ha diffuso la seguente comunicazione: “a causa della temporanea perdita del segnale satellitare, il treno ha maturato un ritardo di 15 minuti. Ci scusiamo per il ritardo”!

Io sono arrivato a casa con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto che se aggiunto all’orario previsto di arrivo, le 20.30, vanno a cancellare tutto il tempo che avrei dovuto dedicare a mio figlio di 2 anni e mezzo.

Chi me lo rende questo tempo? Chi mi risarcisce del tempo che Trenitalia ha rubato all’infanzia di mio figlio? Chi mi risarcisce i danni che mi procura Trenitalia? In un momento politico in cui si ritorna a parlare di lavori usuranti, bisognerebbe seriamente valutare l’usura che il malfunzionamento ferroviario procura ai pendolari.

A tutto questo va aggiunto lo stress procurato dal disservizio, quello strettamente legato alla permanenza in aperta campagna, va aggiunto lo stress procurato dal pensiero di dover pagare lo straordinario alla baby sitter o dover recuperare ore di lavoro se il ritardo è accumulato durante il viaggio di andata, lo stress accumulato grazie al capo treno scostumato che risponde alla richiesta di spiegazioni con la frase “prendetevi l’elicottero”, lo stress accumulato pensando che da pendolare non ho diritto ad alcun rimborso, lo stress accumulato al solo pensiero che il servizio di Alta velocità dovrebbe essere efficiente per definizione invece per definizione è un servizio assolutamente affine ai disservizi offerti da Trenitalia e infine, lo stress accumulato al pensiero che a gennaio aumenteranno ancora le tariffe.

Ma le sorprese non finiscono qua, d’altronde era anche uno slogan di Trenitalia. Ora capisco il perché. Sembra infatti, ma la notizia è ufficiale, che i tre dirigenti dell’azienda, si siano raddoppiati lo stipendio: 2.6 milioni di euro l’anno procapite.

Complimenti. Gli aumenti delle tariffe non servono dunque a fornire un servizio migliore, servono a pagare l’aumento di stipendio dei manager di Trenitalia.

Vieni a dirlo in TV, tavarish Mauro. Vieni a giustificare adesso gli aumenti delle tariffe. E vieni a spiegarci perché pensi di meritare uno stipendio 130 volte superiore al mio.

Fino ad oggi, tu e i tuoi predecessori siete stati bravissimi a spendere i fondi statali ed europei per darci un’alta velocità vergognosa dal punto di vista dei costi e dell’efficienza.

L’aumento di stipendio per cosa? Per esser riuscito ad aumentare le tariffe? Il premio poi, perché a Moretti? I treni erano sicuri prima come adesso, in ritardo prima senza la TAV, e lo sono adesso, TAV compresa. Erano sporchi prima e con le pulci adesso?

Allora il premio chi lo ha inventato? Mauro Moretti forse? Si è premiato da solo? Noi non siamo stupidi. Io perlomeno non lo sono e sarei grato se qualcuno volesse aiutarmi a far capire alla gente che Antonio Trani non è uno stupido. Ma dubito che ci possa essere una fonte di informazione più efficace della mia voce per diffondere questo mio stato d’animo.

Noi pendolari in fondo, siamo gia abbastanza rassegnati a questo stato di cose. Abbiamo la pazienza temprata e prendiamo il buono anche dallo stress che ci procura Trenitalia.

Il pendolarismo mi ha insegnato il tresette; a qualcuno, più assetato di cultura, da il tempo per un buon libro; a qualcun altro, se il pendolarismo toglie tempo per un cinema la sera, il pendolarismo da la possibilità di un film al pc in treno.

Qualcuno ascolta l’ipod, qualcuno socializza e basta, gruppetti di donne cuciono e scuciono pettegolezzi, e c’è anche tempo per essere romantici. Ci si innamora in treno, ci si frequenta fuori. Amori più o meno leciti, e considerato il tempo trascorso coi colleghi pendolari e quello trascorso con il proprio compagno/a, non c’è affatto da meravigliarsi se si intrecciano relazioni extraconiugali.

A me adesso, sta dando il tempo il tempo per queste emozioni.

Grazie dunque sig. Moretti. Grazie capotreno, e meno male che non ho preso l’elicottero ma il treno in ritardo.

Le ragioni della politica

Ma possibile che la retorica frase “cose all’italiana” debba essere sempre meno retorica e sempre più attuale?

Le ragioni della nuova politica. È il nome del premio che ha ricevuto l’amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, per l’innovazione, modernizzazione e sicurezza delle ferrovie italiane, che sono giudicate le più sicure e le più all’avanguardia del mondo.

Ma chi le scrive queste ipocrisie? Ma chi le pubblica?

Innanzitutto non è certo opera di Moretti se le ferrovie sono ciò che sono, quindi la colpa non è sua.

Esattamente un anno fa, il sig. Moretti, diventava amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, lasciando la carica che ricopriva dal 2001 di amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana.

Nel settembre 2006, appena diventato AD di FS, il sig. Moretti si rese protagonista dell’esposizione in Parlamento della situazione finanziaria catastrofica del sistema ferroviario italiano ed era appena stata elargita la maxi liquidazione di 9.000.000 di euro al suo predecessore Elio Catania.

Oggi viene premiato per ciò che ha combinato nel settore ferroviario negli ultimi 7 anni? Ma perché i media continuano a prendere in giro gli Italiani?

Stanno forse preparando la strada per una prossima liquidazione milionaria degna del suo predecessore? Non a caso, questa premiazione coincide perfettamente con la cancellazione dalla finanziaria, della norma che imponeva un tetto massimo alle liquidazioni dei manager delle imprese pubbliche. D’altronde Moretti viene da un passato in CGIL. Uomo di sinistra e non poteva certo essere tradito da un governo di sinistra.

Ahimé, sono di sinistra anch’io.

Ma questo è il classico comportamento che ci fa capire perché l’altro nome della mafia è “Cosa Nostra”, perché queste cose sono solo nostre, solo italiane.

  • Napoli – Roma, l’alta velocità più all’avanguardia del mondo, 1 ora e 27 minuti per 200 chilometri.
  • Parigi – Londra, 2 ore e 15 minuti per 492 chilometri.

Ma perché il sig. Moretti non si vergogna quando ritira questi premi? Beh c’è da dire che lo farei anch’io con la rosea prospettiva di 9.000.000 di euro di liquidazione.La cosa che riesce meglio a Mauro Moretti è piangere miseria e chiedere soldi al governo.

Questo i giornali però non lo scrivono. Scrivono che è stato premiato. Scrivono che la TAV italiana è la più sicura del mondo. Che è la più all’avanguardia del mondo. Ma non scrivono che è la più ritardataria di tutte le linee ad Alta Velocità del mondo.

Non c’è giorno che un uno dei 14 treni AV che coprono la tratta Napoli – Roma non arrivi a destinazione in ritardo. Spesso il motivo è la perdita del segnale GPS. E questo significa essere all’avanguardia? Il GPS è un sistema di navigazione vecchio più di 20 anni e per niente all’avanguardia.

È vero, Moretti ha ragione, le tariffe italiane sono più basse rispetto a quelle di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, ma sono fin troppo care per il servizio offerto.

Intanto oltre a pagare tariffe sempre più alte, abbiamo la certezza di dover pagare, tra qualche anno, la liquidazione di Mauro Moretti.

della morte

E che si fa?

Domani è un altro giorno certo, un altro dei tanti giorni della mia vita.

Così tanti che perdo il conto degli anni, figuriamoci i giorni. Brutti, belli, felici.
Nella loro diversità, tutti uguali. Nella loro eccezione, tutti regolari. Nella loro particolarità, tutti normali.

Cos’è la normalità però senza la mamma? Cos’è la regola senza la mamma? Non c’è!

Tutto è crudelmente come natura vuole. Natura vuole che mamma non deve soffrire la morte di un figlio. Nella contorta concezione razionale della morte, un po’ di razionale umanità. Questa è la prima regola della morte, che regole non ha!

Questa sia l’unica ragione per placare il dolore che si prova se la regola prima della morte viene rispettata.

La morte però sa essere crudele più di se stessa. Viene e non t’avverte. Non aspetta. Non si fa aspettare. È l’unico appuntamento al quale non puoi tardare o mancare.

Come si presenta non gliene importa nulla. Devi andare.

Io che resto giudico come, tu che vai nemmeno lo sai.

Ma domani è un altro giorno. È uno dei tanti gia vissuti ma è il primo senza te.
La normalità non è più normale adesso. Ogni giorno è l’eccezione di una regola che non c’è più.

Salta la catena di montaggio della vita di chi resta e rimetterla a posto impiega tempo.

Ma il tempo ci è amico.

Ha la cura a tutti i mali. Il rimedio a tutto. Tranne alla morte.

Sarà forse la morte il rimedio di tutto?

Il miracolo di San Gennaro

Ho avuto una visione!

Vi giuro… ho parlato con San Gennaro!

Me lo ha detto di persona. Oggi la magica ampolla contenente il suo sangue, provocherà per l’ennesima volta il miracolo.

Il sangue coagulato si scioglierà. Il pericolo è scampato per altri trecentosessantacinque giorni.

Vorrei proprio essere un cardinale oggi. E vorrei essere il cardinale Sepe. Chissà cosa proverà quando mostrerà l’ampolla miracolata alle migliaia di persone che accorreranno ad assistere al miracolo.

Vorrei proprio essere nella sua testa ed ascoltare i suoi pensieri.

Comunque stavolta l’esclusiva ce l’ho avuta io.

San Gennaro è venuto da me e mi ha detto: “Nio, tu sei il prescelto quest’anno! Non temere, il sangue si scioglierà!” e io ho risposto: “meno male San Genna’!”

E questa storia si ripete da secoli.

Napoli è già abbastanza precaria. Eliminiamo anche l’ampolla di San Gennaro e non ci resta più nulla.

Togliamo anche questo miracolo ai fedeli napoletani e non avranno altro a cui credere.

Intanto la chiesa ipocrita continua a prendere in giro il mondo intero.

Dovrebbe intervenire lo Stato e smascherare questa farsa.

Lo Stato dovrebbe proteggere l’intelligenza delle persone e invece cosa fa? Manda le Frecce Tricolori al funerale di un ladro: Luciano Pavarotti!

Intanto, il grillo parlante porporato (Bagnasco), ha imparato la dialettica del fondamentalismo e dice che il mondo si può salvare solo riconoscendo i valori della vita umana, dal concepimento alla morte, e della famiglia, che è tale solo se riconosciuta nella famiglia cattolica cristiana.

Quella inscindibile ed insostituibile.

Non dovremo meravigliarci se ad un individuo del genere un giorno i proiettili dovessero arrivare per strade diverse da quelle postali.

Meno male però, che si scioglie il sangue.

Gli scippatori avranno il benestare di San Gennaro, per un anno ancora “lavoreranno” fruttuosamente, i rapinatori idem, agli assassini non mancherà “selvaggina” e agli saggiatori non mancheranno clienti.

“Prendete e bevetene tutti, questa è l’ampolla del mio sangue, racchiuso per voi e per tutti in remissione dei peccati.”

Povero Cristo, se potesse vedere tutto ciò!

La matematica del cuore

È bello essere preti.

La prima cosa che mi viene in mente è che non pagano i vestiti per lavorare, io invece, sono obbligato a lavorare in giacca e cravatta quindi, le camicie vanno cambiate spesso, le cravatte, tante, gli abiti eleganti anche.

Hanno la macchina e spesso la cambiano. Hanno lo stipendio. Hanno le donne, e ce le hanno, ormai si sa. È da ipocriti dire che muoiono vergini. Forse non tutti hanno i figli. I preti che hanno i figli sono i padri più sbagliati. Non hanno una moglie, e per qualcuno questo potrebbe essere proprio il motivo principale della scelta della fede.

La moglie è la compagna che farà gran parte del cammino accanto a noi.

Può essere amica, amante, collega, pur non lavorando con noi, confessore, compagna di giochi, complice.

Si può avere la fortuna di trovare una donna che sappia governare se stessa.

Si può avere la fortuna ancora più grande di trovare una donna che sappia governare anche noi. Ma si può avere anche la sfortuna di trovare una donna con cui solo dopo aver scelto di continuare accanto a lei il nostro cammino, ci si rende conto che non è la compagna di viaggio più adatta.

Allora ci si lascia. Si riprendono le strade separate di una volta. Vado via. Te ne vai. Questo è tuo. Questo è mio. La matematica, ci insegnano i matematici, non è mai stata un’opinione.

Bravi tutti a fare i conti quando c’è da spartirsi le cose.

Ma i preti no… finché morte non vi separi. Facile a dirsi per gli altri. Ma i preti sono sempre bravi ad impartire lezioni sulla famiglia. Loro la conoscono bene la famiglia. E conoscono i problemi dei figli di genitori separati. O ancora peggio, di genitori sulla via della separazione.

E si fa sempre lo sbaglio di credere che i figli possano essere l’amalgama per andare avanti ma il più delle volte, sfruttano i figli e li costringono a vivere un inferno.

Spesso la matematica delle separazioni è l’unica soluzione.

Qui purtroppo, il più delle volte, viene fuori tutta la capacità di far male delle donne.

Sapendo che una legge obbrobriosa dello stato concede loro l’affidamento quali che siano le cause della separazione, usano i propri figli come vere e proprie armi. Come una sciabola che si brandisce per ferire e uccidere il nemico. Ma come tutte le sciabole, se queste potessero parlare, sarebbero le prime a lamentarsi dei fendenti che sono costrette a dare.

Così, la mamma separata media, usa il sangue del suo sangue, per ferire, distruggere, annientare colui che un tempo ha amato.

Sembra quasi leggere la soddisfazione di una mamma quando riesce ad avere l’affidamento esclusivo del bambino. Grata a se stessa e paga del grande traguardo raggiunto.

Non c’è mai limite all’ignoranza.

Privare il figlio della presenza del padre, spesso anche del ricordo del padre.

Questo nessuna legge civile, civica e umana dovrebbe permetterlo.

E succede che perdi la testa.

Non dormi. Non mangi. Non dormi perché non sei con tuo figlio. Non mangi perché non c’è tuo figlio. Quando poi stai con lui non dormi per guardartelo.

Il cervello comincia a funzionarti poco. Il cuore funziona ancora bene e a volte capita di reinnamorarti.

Ma chi ti sopporta? Sei insopportabile davvero.

Chi ti capisce? Come si fa a capire un uomo che vive in funzione delle poche ore a disposizione per vedere il figlio?

Non si può! Io non ci riuscirei! Io, che sono un suo amico non ci riesco più!

Don Camillo e Peppone

Don Camillo e Peppone

Altro che scontro tra i famosissimi personaggi della tv di 40 anni fa.

Peppone fa religione, don Camillo fa politica, i preti manifestano in piazza, la piazza va in chiesa. La famiglia va in piazza San Giovanni, i divorziati in chiesa a confessarsi, la chiesa da l’estrema unzione Pinochet, Piergiorgio Welby va sottoterra senza passare dalla navata della chiesa (“perché di un suicida non hanno pietà” cantava De André), monsignor Emmanuel Milingo si sposa senza rinunciare al porpora della sua divisa, poi lascia la moglie perché il Papa gli ha imposto così, poi sembra rinnegare ancora la chiesa, la chiesa sembra non accorgersi che un vescovo è ancora sposato, i contratti stipulati sull’altare si rescindono più frequentemente, i ricchi si risposano in chiesa perché pagano fior di migliaia di euro alla Sacra Rota per ottenere l’annullamento, per mezzo del quale è possibile ripercorrere la navata addobbata con fiori d’arancio, i poveri l’annullamento non lo possono ottenere, i preti predicano come costruire una famiglia, i preti non hanno famiglia, i preti predicano come educare i figli, i preti non hanno (all’anagrafe) i figli, i preti predicano su come fare sesso, i preti non fanno sesso (cioè, non dicono quando, come e con chi lo fanno), molti preti possiedono proprietà plurimilionarie e pregano e predicano San Francesco (e lasciamo stare gli inquisiti per strozzinaggio, pedofilia e via discorrendo).

Questi preti cosa fanno? Scendono in piazza contro il progresso sociale innalzando slogan razzisti. Continuano a restare sulle loro posizioni nonostante le loro affermazioni hanno scandalizzato il mondo, accostando il concetto dei Di.Co. all’incesto e alla pedofilia. Se sono così a conoscenza della famiglia per parlarne e predicarne in giro, devono conoscere bene anche l’incesto e la pedofilia allora.

Scendono in piazza i “familiaristi”, quelli che credono nei valori della famiglia, nell’amore del “finché morte non ci separi”, degli etero. Scende in piazza, per esempio, anche Silvio Berlusconi, un divorziato doc. Uno che dice di prendere la comunione tutte le domeniche. Vorrei chiedere al quel parroco che proprio a Berlusconi da la comunione, a che titolo un divorziato può prendere la comunione.

Ecco chi c’era in piazza nel family day accanto ai preti e insieme ad un altro milione e mezzo di persone (duecentomila per le autorità).

La chiesa oggi, sta letteralmente criminalizzando i gay quasi da pensare che se il Vaticano avesse un parlamento tutto suo, gliene impedirebbe l’accesso.

Mi viene da pensare al tipo di peripezie che deve superare un aspirante parroco. Casomai una delle prove è un rapporto sessuale completo con una donna per essere certi che l’esaminando non sia gay, sotto l’oculata testimonianza di un pubblico porporato.

Alla chiesa, invece dei peccati commessi, sembra che interessano sempre più i nostri gusti sessuali.

Il sesso, che dalla notte dei tempi è sempre stato l’argomento più intimo di ognuno di noi, sta diventando un baluardo da sbandierare in piazza. Vorrei chiedere a quel milione e mezzo di persone, se durante le loro performance virili, hanno mai usato il preservativo, o hanno mai sperimentato una posizione che non sia la “solita” che in gergo, ma a detta di esperti del kamasutra non è la definizione correta, è detta “del missionario”. Mi viene da pensare poi, come mai si dice del missionario. Vorrei chiedere al milione e mezzo di persone, quanti di loro non hanno mai sentito l’odore del sesso prima del giorno del loro matrimonio. Vorrei chiedere a tutti quei cattolici familiarisi perfetti, se hanno mai avuto relazioni extraconiugali.

Non si può essere cattolici a convenienza e non si può essere peccatori sapendo che esiste il magnifico mezzo della redenzione e della assoluzione. Non ci si può preparare al peccato avendo la tranquillità morale di una scontata assoluzione del peccato stesso.

Dio, per bocca di comuni mortali, insegna che giudicare è peccato. Bagnasco è un peccatore e non dovrebbe ricoprire la carica che ricopre.

Le vie del Signore non sono poi così infinite.

L’altro mondo

Sta diventando un bel quadro, e invece dell’aroma del caffè, per strada l’odore che prevale è quello dell’immondizia.

I bambini non corrono più tra i cassonetti. I cassonetti non si vedono più. Sono sommersi da sacchetti.3° mondo

Giocano a calcio emulando i campioni di una volta del grande Napoli, quello attuale è anch’esso da far diventare presto un lontano passato da dimenticare. Il portiere di turno si trova a parare tra due pali che pali non sono, ma due sacchetti della spazzatura.

Intanto prosegue la guerra tra amministrazione e camorra, per quali discariche usare. Continua il grande dilemma tra discariche abusive della malavita e progetti di inceneritori. Continua il dilemma tra possibili vere e proprie epidemie e riciclo dei rifiuti, tra affari letteralmente sporchi che portano solo introiti alla malavita e nuovi posti di lavoro.

Ma ogni volta che l’amministrazione propone un luogo ove poter costruire un inceneritore, la popolazione locale scende in campo contro le istituzioni a protestare. Vogliono l’inceneritore, ma lo vogliono in una città che non sia la loro, e casomai, poi salgono sul tetto di un palazzo in pieno centro per reclamare un posto di lavoro proprio nel nuovo inceneritore costruito nella città confinante.

Intanto la tassa per i rifiuti a Napoli e dintorni, è tra le più alte d’Italia. Proprio dove il servizio funziona peggio che da qualsiasi altra parte d’Italia, la tassa dovuta dai cittadini è la più onerosa. Pagare per cosa quindi? Per vedere i cassonetti una volta al mese? Proprio così, il problema sta diventando quasi, vedere i cassonetti, non vederli vuoti ma semplicemente vederli.3° mondo

Ogni tanto però la popolazione insorge; e cosa fa? Incendia le montagne di rifiuti.

Questo è il lampo di genio di qualche facinoroso che si sente un dio quando incitato dalla folla ignorante, ad appiccare il fuoco. Come a dire, voi non raccogliete l’immondizia che sporca? E io la incendio, così dallo sporco si passa all’inquinamento. Come il marito che per far dispetto alla moglie, si taglia l’estremità che di solito si usa per la riproduzione della specie umana.

Nonostante il positivo aumento di turismo, che rischia di ricominciare a scomparire a causa della criminalità, il degrado di Napoli e dei paesi limitrofi, continua ad aumentare. Degrado ambientale e sociale purtroppo.

Questa è l’immagine di Napoli che gli stranieri porteranno a casa al loro ritorno: l’immondizia, la sporcizia, il timore di una rapina o addirittura il ricordo di essa, e casomai, qualche segno permanente sulla pelle.

Le leggi a Napoli esistono, sono quelle non scritte ma dettate dalla malavita, dove per 50€, un ragazzino fa il palo mentre si spaccia droga, o per 200€ si può commissionare un omicidio.

Senza la cultura della legalità, in questi luoghi non è difficile che queste attività trovino terreno fertile e sembra che questo tipo di cultura qui, non ce la vogliono davvero portare.L'altro mando

Le ragazzine corrono dietro ai guappi figli dei “don”, appellativo ancora vergognosamente usato in questi luoghi, perché girano in macchine sportive cabrio, moto da strada con le quali irresponsabilmente sfrecciano a 100 all’ora nel traffico e senza casco, soldi facili e tanti in tasca e divertimento assicurato.

Qui le istituzioni non riescono proprio a prendere piede. La sana pianta della legalità non riesce a crescere e i sogni dei giovani sfuggiti alla delinquenza prendono strade sempre più lontane da Napoli.

Anche il mio sogno sarà lontano da Napoli: il mio sogno è far crescere mio figlio in un mondo civile.

Sei gay? Puoi anche morire!

Sei gay? Puoi anche morire!

Matteo, 16 anni, gentile, riservato, introverso… suicida.

Adesso non potrà nemmeno ricevere la benedizione in chiesa perché si è ammazzato. Adesso dovrà spiegare al Padreterno perché lo ha fatto, semmai il Padreterno vorrà rivolgere la parola ad un suicida.

Casomai, il Padreterno, gli spiegherà anche come mai, in terra i preti, i cardinali, il Papa, criminalizzano così tanto i diversi, quelli che non hanno i gusti sessuali delle persone normali. E sulla normalità ci sarebbe tanto da dire da qui all’eternità.

Ma come si può essere discriminati soprattutto in materia di sesso, proprio da persone che di sesso non dovrebbero saperne nulla?

Eppure, proprio in quest’ultimo periodo, la chiesa tutta, si è resa protagonista di questi fenomeni discriminatori nei confronti dei gay, organizzando addirittura una manifestazione in piazza di tutti i prelati contro il riconoscimento legale delle coppie di fatto. Lo hanno chiamato “il family day”, il giorno della famiglia: ma cosa ne sa un single di famiglia? Cosa ne sa un prete di come bisogna farsi i conti sulla punta del naso per comperare i pannolini per il proprio figlio? Cosa ne sa un prete di come si tratta una moglie o un marito? Ma cosa cavolo ne sa un prete delle responsabilità di un capo famiglia? Ma cosa cavolo ne sa un prete? Che continuino a fare i preti, che tuttavia sembra essere la cosa che gli riesce meno.

Tutti in piazza, a gridare no ai DiCo, si alla famiglia. No ai gay, si agli etero.

Sono stufo di questa chiesa che alza la voce per gridare idiozie.

“I Di.Co. sono il primo passo verso la legalizzazione della pedofilia e incesto!” Cardinale Bagnasco, presidente della C.E.I.

Sembra quasi che più si è dementi e più si ottengono cariche importanti.

INCESTO. È incredibile. La sola parola “incesto” mi fa ribrezzo e addirittura il presidente della Conferenza Episcopale Italiana accusa il mondo politico di dirigere la società verso l’incesto e la pedofilia.

D’altronde con un Papa razzista non ci si poteva aspettare di meglio.

Altro che “vergognati” scritto su un muro. Posso capire la diplomatica indignazione del mondo politico, ma certo sono molto più d’accordo con quelli che pensano che il monsignor in oggetto debba vergognarsi di ciò che ha detto.

V E R G O G N A T I ! ! ! ! !

Andate a distribuire l’ostia in chiesa invece di venire in piazza a parlare di politica.

Andate adesso a confortare la madre di Matteo, che ha perso un figlio anche per colpa vostra: ASSASSINI.

In questo mondo assurdo, dove la società normale è quella fatta di adolescenti cretini, che il branco trasforma in machi. Ti insultano se non corrispondi al modello cretino al quale il normale tende ad assomigliare. Se non corrispondi a quel modello, sei gay. Se siedi all’ultimo banco sei un macho, se non studi e sei l’ultimo della classe casomai riesci ad essere anche simpatico, se sei figlio di un camorrista o mafioso sei “qualcuno”, se hai un coltello in tasca sei un duro, se estorci il cellulare al compagno di classe sei forte: se non fai nessuna di queste cose sei un gay.

Vergognati signor Bagnasco, vergognati signor Ratzinger.

e vedo anche una Chiesa
che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse
con tutti i Papi e i Giubilei.
… Giorgio Gaber

Onorevoli e preti, onorevoli preti

Onorevoli e preti, onorevoli preti!

Io dico DICO, io non lo dico.

Io voto DICO, non lo votate.

E se il Vaticano fosse davvero diventato una succursale del Parlamento? Ormai interagisce così tanto, interferisce ancor di più che il dubbio mi viene davvero.

Sono stufo di ascoltare concili, editti ed encicliche da chi moralmente ha molto da nascondere.

Definiscono la ‘famiglia’ ma nessuno ha una famiglia.

Parlano di figli ma i figli che hanno sono tutti illegittimi.

Celebrano matrimoni ma nessuno ha una moglie o un marito.

Decidono chi consacrare e chi sconsacrare.

Ad un suicida non è consentito l’accesso in chiesa, ad un omicida si.

Ai conviventi non è consentito alcun riconoscimento fiscale, ma le proprietà ecclesiastiche non sono soggette ad ICI.

Ecco dunque. Le leggi: se ci fanno comodo tacciamo, se non ci stanno bene, politichiamo!

Grazie al governo Berlusconi appunto, nell’agosto del 2006, fu definitivamente abolita l’ICI per gli immobili del vaticano. Poi, il governo, vistosi costretto, estese il privilegio a tutte le religioni, tranne quella islamica, attraverso un contorto ragionamento xenofobo. Non pagano l’ICI nemmeno per quegli immobili trasformati e usati per scopi commerciali, ad esempio hotel. Un esempio pratico (qui il testo completo): Nell’ottobre del 1995 la procura di Napoli mette sotto inchiesta la Curia e 380 luoghi di culto, sparsi nel capoluogo campano e nei suoi dintorni. Il motivo era rappresentato dalla mutata attività di tredici chiese e altri luoghi di culto, che senza chiedere alcun permesso, erano diventate officine per auto, negozi, palestre o posteggi. Eppure una vecchia legge – la 1089 tuttora valida – sancisce il divieto di destinare beni di interesse religioso , artistico e storico per fini non compatibili con la loro natura. L’inchiesta come altre aperte nei confronti di curie sparse sul territorio nazionale, finirà come al solito archiviata. Questo però generò un innalzamento delle tasse locali e un mancato introito fiscale, visto che la curia non denunciò mai le attività presenti nei suoi immobili. Un vero esempio di evasione fiscale mai punita. Ma gli esempi di trasformazione di luoghi destinati al culto, e diventati poi alberghi, convitti, negozi, riempiono la storia immobiliare e finanziaria del Vaticano. Come dimenticare l’Istituto S. Gabriele di Roma, che viene trasformato in case con piscina e giardino, un pizzico di uffici e un centro commerciale di 2000 metri quadri? Oppure l’ex convento di suore francesi sulla via Camilluccia, sempre a Roma, trasformato in abitazioni di lusso?

Ma la lista degli immobili è molto lunga, basti pensare alle proprietà dislocate nelle varie zone riguardanti il centro della città che, da Campo de’ Fiori si estendono fino a Trastevere, oppure le grandi enclavi come di S. Maria Maggiore e di S.Giovanni. Senza dimenticare aere urbane di pregio, come via Condotti, piazza di Spagna, tutta la zona che parte da via Nazionale e si estende sino al Colosseo. Oppure da via Merulana a viale Manzoni, dove ci sono una fetta non indifferente di proprietà immobiliari. Ebbene grazie alla legge di dispensa del pagamento dell’ICI, le trasformazioni di destinazione d’uso continueranno, anzi tenderanno ad aumentare. La cifra che i cittadini italiani dovranno sobbarcarsi nel prossimo futuro, si aggira per difetto tra i 400/ 700 milioni di euro l’anno (stime dell’ANCI) e solo nella città di Roma, si arriva a cifre sopra i 35 milioni di euro. Senza dimenticare poi tutti quei comuni “ricchi” di proprietà immobiliari del Vaticano, che dovranno necessariamente aumentare le tasse, a scapito di tutti i cittadini per riuscire a far quadrare i conti. L’anomalia di questa legge, oltre che nel merito sta anche nella legittimità, ovvero: due sentenze della Corte di Cassazione, hanno decretato che “il beneficio dell’esenzione dall’ICI, non spetta in relazione agli immobili appartenenti ad un ente ecclesiastico che siamo destinati allo svolgimento di attività oggettivamente commerciali”. In parole povere, se gli istituti religiosi vogliono gestire un albergo (di fatto già accade) DEVONO pagare l’ICI , perché tale attività è di natura commerciale e non destinata a finalità religiose.

A mio avviso interferiscono già abbastanza, e in negativo, nella vita politico-finanziaria dei cittadini italiani, è ora che la smettano di interferire anche sulle scelte morali, profetizzando una nuova inquisizione per tutti coloro si mostrano favorevoli a determinate scelte.

e vedo anche una Chiesa
che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse
con tutti i Papi e i Giubilei.
… Giorgio Gaber